Dottor Casa
- 28 nov 2020
- Tempo di lettura: 5 min
Capitolo 1 | Il biglietto

Per Gregorio Casa è un martedì mattina come tanti altri, uno di quelli vissuti fin troppe volte negli ultimi dieci anni. Oggi, infatti, come ogni seconda settimana del mese, è in sostituzione del medico prelevatore della Casa della Salute del Navile: uno dei tanti lavori precari che gli permette almeno di pagare la stanza singola in affitto a San Donato; per tutte le altre spese, invece, deve fare ancora affidamento agli aiuti del padre, operaio calabrese sessantenne che continua a domandarsi se il figlio si sia laureato per davvero o se la proclamazione sia stata tutta una sceneggiata per farsi portare i pasticcini da giù. «Va bene così», pensa Gregorio mentre finisce di allacciarsi il giubbotto, «alla fine sono molto fortunato a permettermi una stanza tutta mia, soprattutto in una città che può offrire molto come Bologna!». Saluta i due coinquilini ancora intenti a mettere su il caffè: Marco, una matricola di ingegneria gestionale, e Alì, spaccino full-time della Montagnola.
Chiuso il portone di casa, gli si apre davanti agli occhi lo spettacolo deprimente del tipico autunno bolognese: la nebbia delle prime ore di luce nasconde sotto una coperta l’intera città e le sue case dalle trecento sfumature di rosso; anche le macchine blu acceso di Corrente, una delle alternative del car sharing bolognese, sembrano più spente del solito. Controlla l’orario dal cellulare e si incammina verso la fermata dell’autobus, pensando che pagherebbe oro per trovare un lavoro decente in qualche località marittima del Sud, dove mitigare il proprio umore con il clima meridionale. Sfortunatamente, sa benissimo che le possibilità lavorative vicino a casa sono ben poche, se non praticamente nulle, soprattutto non essendo ancora riuscito ad accedere ad alcun corso di specializzazione. «Ma quest’anno me lo sento. Quest’anno è l’anno buono. Manca poco al concorso e sono sicuro che riuscirò ad entrare da qualche parte: che sia igiene, anatomia patologica, statistica medica o medicina termale, poco importa! Basta specializzarmi! E chi se ne frega se non riesco a rimanere qui a Bologna: alla fine, se entro a Catanzaro posso comunque risparmiare sull’affitto stando dai miei», dice tra sé e sé mentre la debole luce del 35 si avvicina alla fermata Fiera Aldo Moro.
*
Si alza dal telo da mare e si ritrova improvvisamente circondato dalla sabbia rossa della spiaggia Le Cannella, inebriato dall’odore della salsedine, sotto il dolce sole di fine estate. Fa qualche passo in avanti per raggiungere la riva: l’acqua è cristallina come al solito, neanche la tempesta più violenta può guastarne la limpidezza. Immerge i piedi e piacevolmente sorpreso dal calore del mare, decide di tuffarsi per fare due bracciate e raggiungere un punto dove non gli è possibile toccare il fondale. Si gira verso la riva e rivolge il proprio sguardo al meraviglioso paesaggio fatto del rosso della spiaggia e di tutte le tonalità di verde e marrone degli arbusti selvaggi tipici della macchia mediterranea; riesce ad intravedere anche la sua ragazza, Loredana, mentre espone al sole la morbida pelle olivastra. Gli sale un po’ di invidia: non capisce infatti per quale strana ingiustizia divina non gli sia stata concessa la fortuna di abbronzarsi senza diventare un gamberone di Mazzara, come Loredana e praticamente tutti i suoi parenti. Si sdraia sull’acqua, rivolgendo il corpo al sole e immerge i pensieri in qualche inutile tentativo di ricostruire l’albero genealogico della propria famiglia per capire chi è lo stronzo da cui ha ereditato quei geni anti-abbronzatura. «La genetica è una gran inculata…», pensa mentre viene dolcemente cullato dalle onde del mare.
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«Weee dottò! Fate finta di dormire?». Gregorio viene risvegliato di soprassalto da una voce tanto fastidiosa quanto conosciuta. Apre un piccolo spiraglio tra gli occhi assonnati e si ritrova davanti Ciro, controllore napoletano che lavora spesso sulla tratta del 35.
«Buongiorno dottò! Come andiamo? Avete fatto le ore piccole anche stanotte?».
«E che cazzo, anche stamattina no!», urla nei propri pensieri mentre si schiarisce la voce, «Buongiorno Ciro! Si lavora anche oggi, eh? Sì, purtroppo ieri sera ho finito tardi di studiare ginecologia e la mia faccia ne è il risultato».
«Dottò, ma che studiare e studiare! Per conoscere a’ fessa dovete uscire, non rimanere a casa tutta sera!».
«Sì, vabbé Ciro. Lasciamo stare. Tra l’altro ieri era pure lunedì: che minchia dovrei fare il lunedì sera!»
«Dottò, vi dovete staccà da ‘sti libri! Per forza che non sapete come passare il lunedì sera».
«Mmh..».
«Comunque, dottò, il biglietto lo avete oggi?».
«E dai Ciro! Anche oggi no! Lo sai benissimo che devo risparmiare per comprarmi lo sfingomanometro».
«Che!?».
«Cì, il coso per la pressione!».
«Aaah! Dottò, però non posso chiudere un occhio pure oggi: è già la settima volta che vi pizzico senza biglietto questo mese!».
Gregorio dà una sbirciata fuori dal finestrino, riconoscendo la via che precede immediatamente la Casa della Salute.
«E dai Ciro! Mi arriva il pacco da giù proprio in settimana. Ne vuoi un morso di provola?», chiede al buon controllore mentre si alza dallo scomodo sedile per avvicinarsi all’uscita.
«Dottò, sto morso di provola è da tre mesi che lo aspetto!».
«Eeeh, Cì! Sai come sono ste cazzo di poste: sai quando spedisci ma non quando arriva!».
Le porte del 35 si aprono provvidenzialmente davanti a Gregorio, che coglie l’attimo per saltare fuori dall’autobus con un colpo di reni degno di quando ancora riusciva a fare più di un chilometro in corsa senza aver bisogno di un defibrillatore.
Girandosi verso la porta d’uscita, grida «Cì, la prossima volta ti porto la provola, promesso!».
«Che facc ‘e cazz, dottò!», l’ultimo rumore emesso dalle viscere dell’autobus prima di proseguire il tragitto verso la stazione centrale.
Con il sorriso stampato sul volto, il Dottor Casa si dirige verso l’entrata della Casa della Salute.
*
Recentemente, Gregorio è riuscito a convincere la responsabile del centro prelievi a concedergli un armadietto al piano seminterrato, in modo da non dover più portare con sé avanti e indietro tutti gli strumenti e la divisa. È stata sicuramente una grande vittoria per Gregorio, assicurata da un colpo da maestro, inscenando il furto della propria borsa grazie all’aiuto di Alì e i suoi amici. Una grande vittoria che gli agevolerà di molto la vita: infatti, da quando ha ottenuto la 104 grazie alle conoscenze di un suo cugino crotonese, stava diventando un incubo dover simulare tutto il giorno la propria invalidità, addirittura fin dal primo passo fuori dall’uscio di casa, con quel bastone ingombrante da trasportare a destra e manca. Grazie all’armadietto, invece, non dovrà più portare sempre con sé l’ausilio di copertura, potendo inscenare l’invalidità una volta cambiato in ospedale.
Arrivato in spogliatoio, Gregorio si toglie gli abiti civili per vestirsi della divisa bianco perlato, indossa le scarpe ospedaliere e si arma del bastone fiammeggiante: il Dottor Gregorio Casa è pronto a zoppicare verso l’ambulatorio 3.
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Il rumore del bastone rimbomba nei corridoi accompagnato dal tenue fischiettio della sigla di una famosa medical TV series statunitense. Sembrerebbe proprio il motivetto di apertura di Scrubs.

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