17 giugno 2020
- 8 mar 2021
- Tempo di lettura: 2 min
È ufficiale: oggi è finalmente il mio primo giorno di lavoro!
Tra qualche ora sarò infatti tutto solo, proprio come un dottorino grande, nell’ambulatorio della Dott.ssa Pimpa, medico troppo indaffarato a guadagnare i big money con i suoi tre lavori in libera professione per poter gestire uno studio di medicina generale con ben 500 pazienti.
Mi chiedo quanti zeri in più abbia già guadagnato da stamattina, rispetto a quelli che vedrò io.
Ma non dovrei preoccuparmi così tanto: verrò sicuramente ben ripagato in esperienza!
Chissà quanti punti mi servono per comprarmi il pranzo.
Ad ogni modo, non nascondo che mi sto cacando leggermente addosso. Per fortuna sono un tipo previdente e mi sono già informato sulle modalità di prescrizione dei pannoloni per adulti, non solo nel caso in cui servissero a qualche paziente incontinente, ma soprattutto per salvarmi i pantaloni.
Però, prima di perdere troppo tempo immerso nell’inutilità dei miei pensieri, finisco la colazione, decido che oggi andrò per le mutande nere e salgo in treno. Durante il tragitto riguardo al volo alcune delle condizioni più comuni che potrei vedere oggi: otiti, sinusiti, lombosciatalgie, cefalee, cervicalgie, vertigini… ma sono un povero ingenuo.
Arrivo davanti all’ambulatorio e incontro LUI: il primo paziente, il mio primo paziente, un signore di mezza età all’apparenza normale che si presenta alle 09:00 in punto per l’apertura, neanche vendessi lievito di birra o carta igienica durante una quarantena.
Lo faccio accomodare in studio e gli chiedo quale sia il motivo di tanta urgenza: «Quando mangio una fetta di cocomero mi si gonfia tantissimo la pancia…».
Chiedo invece a me stesso: «Non potevo restare a casa a dormire?».
Sarà la barriera acustica creata dalla mascherina, ma sfortunatamente non mi sente e continua imperterrito: «…ma proprio tanto! Non saprei il motivo, secondo lei cosa può essere?».
In silenzio, rifletto per qualche secondo: «Non mi pare che su l’ultima edizione dell’Antonicelli sia stata inserita la sezione riguardante il meteorismo da cocomero, ma non posso neanche liquidarlo con un sorridente «Eviti di mangiare il cocomero»; in fondo, il Signor Cocomerismo si è alzato di buon’ora per arrivare per primo, quindi deve essere un problema importante. Effettivamente, cos’è la vita senza una buona fetta di cocomero? Magari va a finire che si tratta di una malattia rarissima mai scoperta fino ad oggi che potrei egocentricamente rinominare Morbo di Valentino!»
Decido quindi di sfoggiare tutta la mia professionalità, iniziando con la raccolta della storia clinica e proseguendo con la visita: anamnesi completamente muta, non assume alcun farmaco e l’obiettività generale è nella norma. Cacchio, vuole proprio renderla difficile! Ma non posso deluderlo, non posso semplicemente riferire che è sano come un pesce e che potrebbe anche smetterla con sto cocomero e passare invece al melone.
Mentre ripropone ancora una volta i propri dubbi, che neanche una pandemia ha potuto placare, prendo tempo e digito su Google “integratori per meteorismo”: prescrivo il primo nome accattivante che compare sullo schermo e gli illustro tutti i benefici di questa miracolosa medicina anticocomero che potrà trovare comodamente in farmacia, lontano da me; ripongo tutte le mie speranze sull’effetto placebo o almeno sul tempo che impiegherà a finire la confezione: abbastanza per sbolognare alla titolare il mio primo caso da vero professionista.
Il Signore Cocomerismo mi ringrazia e si dirige verso l’uscita.
Sono proprio curioso di sapere cos’altro mi aspetta oggi.
Avanti il prossimo!





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